È una geografia costruita quella che si dispiega in Lombardia: «Questa terra per nove decimi non è opera della natura, è opera delle nostre mani; è una patria artificiale». Così scriveva nel 1844 Carlo Cattaneo, definendo la regione un «immenso deposito di fatiche» (da Notizie naturali e civili su la Lombardia, Tip. G. Bernardoni, Milano 1844, pubblicato in occasione del VI Congresso degli scienziati italiani tenuto a Milano nel 1844).
È un’immagine che conserva ancora oggi tutta la sua forza. La Lombardia si presenta come uno dei paesaggi più intensamente costruiti d’Europa: uno spazio in cui l’intervento umano ha progressivamente organizzato un territorio estremamente vario, dalla fascia alpina alla pianura del Po. La sua struttura “a gradinata” — dalle Alpi alle Prealpi fino alla pianura irrigua — ha richiesto nel tempo soluzioni tecniche capaci di mettere in relazione ambienti profondamente diversi. In questo processo, le infrastrutture non sono semplici strumenti funzionali, ma dispositivi fondamentali di costruzione del paesaggio.
Le fotografie dell’archivio del Touring Club permettono di leggere questa trasformazione attraverso un elemento rivelatore: il ponte. Attraversare fiumi, vallate e dislivelli significa rendere continuo ciò che naturalmente è separato. È in questa tensione tra natura e progetto che si definisce, nel tempo, l’identità lombarda.