Tracce di una cultura ancestrale, fra sciamanesimo e sacrifici
Il contatto con gli esterni – i russi che colonizzano la regione in primis – non comporta l’abbandono di un retaggio di credenze e riti ancestrali. Il villaggio oirota è guidato da uno sciamano, che protegge la comunità dall’influsso degli spiriti malvagi.
“Secondo le loro credenze”, si legge nel reportage, “il mondo visibile è popolato da un’infinità di spiriti buoni e spiriti maligni nonchè di demoni che sono ritenuti responsabili per ogni specie di sventura e di malattia, ma che possono essere placati per mezzo di sacrifici e di esorcismi”.
I sacrifici avvengono nel luogo di culto, solitamente un prato nelle vicinanze del villaggio o comunque un punto isolato, ben visibile da lontano. L’animale prediletto per i sacrifici è un giovane cavallo, che lo sciamano strangola con una corda intrecciata ai crini della criniera.
Dal corpo scorticato della bestia si prepara poi l’agape, per tutta la comunità, e un brodo da offrire in libazione agli dei.
Nella cultura oirota, lo sciamano possiede una conoscenza segreta che viene tramandata di padre in figlio, sulle qualità curative di molte erbe e piante per guarire da molte malattie.
Il tamburello che lo sciamano spesso utilizza serve ad attirare l’attenzione degli spiriti buoni e a mettere in fuga gli spiriti maligni. Le molte strisce e corde intrecciate sono essenziali in ogni esorcismo sciamano.
Essere uno sciamano è molto remunerativo: le ricchezze accumulate con l’esercizio della professione vengono accumulate dentro casse corazzate di lamiera. Il medium fra gli abitanti del villaggio e gli dei che reggono dall’alto le sorti del mondo è la figura più autorevole del villaggio, il custode ultimo di una tradizione che sempre più viene sollecitata al cambiamento e all’apertura al nuovo.