Un automobilista in Russia (passando per l’Ucraina)
“Grazie al celeberrimo film di Eisenstein, è questo il monumento più noto e più fotografato: numerosi turisti salgono e scendono i gradini che furono insanguinati dalla storica fucileria. In basso scattano gli obbiettivi. Una ragazza cade e si sloga una caviglia, che si gonfia a vista d’occhio. Per chi non vuole digerirsi i gradini in salita c’è, alla sinistra della scalinata, una funicolare.”
Così la penna di Brambilla in merito alla principale attrazione della città, resa celebre dal regista sovietico nel 1925.
Odessa, al tempo del viaggio di Camillo Brambilla e del suo accompagnatore Sasha, appare una città affollata e chiassosa, piena di turisti e con qualche limite per quel che riguarda l’offerta ricettiva, soprattutto per i viaggiatori indipendenti.
“Il nostro albergo è invaso da un gruppo di turisti cecoslovacchi. Per cenare, dobbiamo aspettare che abbiano finito loro. Il viaggiatore solitario in Russia gode di notevoli vantaggi rispetto agli intruppati in comitiva, ma soffre anche di alcuni svantaggi; uno di questi è la sua fragilità, la sua inconsistenza di fronte ai gruppi, che hanno la precedenza. [..]Odessa ha un’attrezzatura turistica insufficiente, soprattutto d’estate, quando il mare richiama le masse.”
La spiaggia dell’Arcadia stuzzica la penna di Brambilla proprio sotto questo aspetto.
“Taccia chi si lagna della folla che gremisce certe spiagge occidentali, anche di casa nostra. Qui l’acqua e la brevissima fetta di sabbia ribollono di corpi. [..] Chi vuole spogliarsi per fare il bagno entra in curiose cabine collettive, a rotazione, che sembrano grandi botti, da cui sporgono testa e gambe di chi sta dentro. [..] Ma c’è il problema delle navi che scaricano residui bituminosi. [..] Non voglio rischiare la patacca di bitume e rinuncio alla nuotata. Torniamo in città”.
Sarà l’ultimo stop ad Odessa prima della ripartenza per l’Italia.